Patti Parasociali

Cosa sono, come funzionano e perché sono importanti per i soci di una società

I patti parasociali rappresentano lo strumento giuridico attraverso il quale i soci possono regolare i loro rapporti, in modo difforme o complementare rispetto a quanto previsto dall’atto costitutivo o dallo statuto. 

Mentre, infatti, lo statuto contiene le regole che governano la società e che, nei limiti della legge, vincolano la compagine sociale, i patti parasociali hanno la forza di un contratto e valgono solo tra i soggetti che lo sottoscrivono. 

Attraverso questi accordi, i soci possono disciplinare preventivamente il modo in cui intendono esercitare i propri diritti, assumere decisioni strategiche, gestire il trasferimento delle partecipazioni e tutelare i rispettivi interessi. 

Essi affiancano lo statuto e l’atto costitutivo, senza necessariamente modificare le regole di funzionamento della società.  

La disciplina generale dei patti parasociali è contenuta negli artt. 2341-bis e 2341-ter c.c., introdotti dalla riforma del diritto societario del 2003.

1. Limiti

I patti parasociali devono rispettare le norme imperative e non devono essere uno strumento di elusione delle norme o dei principi generali dell’ordinamento.  

Essi sono considerati legittimi se destinati a realizzare un risultato pienamente consentito dall’ordinamento, se non pregiudicano gli interessi della società o non vincolano la volontà dell’assemblea.  

In via meramente esemplificativa, i patti parasociali sono nulli se:  

  • i soci si accordano per distribuire tra di loro l’intero patrimonio sociale;  
  • i soci si accordano per escludere totalmente o costantemente uno più soci dal rischio di impresa o dalla partecipazione agli utili; 
  •  i soci si impegnano a non approvare l’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori in carica per le attività da essi compiute dopo la stipula del patto stesso. 

Se il patto è nullo, viene meno anche l’obbligo di risarcimento in caso di inadempimento dello stesso da parte di uno o più soci. 

I diritti nascenti dei patti parasociali sono soggetto alla prescrizione ordinaria di 10 anni.

2. Quali sono le principali tipologie di patti parasociali? 

Come anticipato, la funzione principale dei patti parasociali è quella di prevenire i conflitti tra soci e garantire una gestione più stabile e prevedibile della società. 

L’art. 2341-bis c.c. individua, infatti, principali categorie di patti parasociali. 

Sindacati di voto 

Il sindacato di voto costituisce un patto stipulato tra più azionisti o tra uno o più azionisti e altri soggetti che, pur non essendo soci, hanno il diritto di voto.  

Con tali accordi i soci regolano il loro comportamento nelle votazioni assembleari costituendo un gruppo di comando tra coloro che da soli non sarebbero in grado di controllare l’assemblea; oppure per difendere la società da manovre speculative o da tentativi di scalate effettuati da soggetti estranei al sindacato; oppure per difendere gli interessi dei soci di minoranza. 

I soci riuniti nel sindacato possono liberamente decidere se esso riguarda tutte le delibere dell’assemblea oppure soltanto quelle con un determinato contenuto o di un determinato tipo; possono definire le modalità di voto, se all’unanimità ovvero a maggioranza; nonché determinare le modalità di esercizio del voto, ovvero se il singolo socio deve intervenire personalmente e se può rilasciare una delega.

Sindacati di blocco  

Con tali accordi i soci si impegnano reciprocamente a non vendere le proprie azioni per un certo periodo di tempo o a venderle solo a determinate condizioni.   

Lo scopo principale, infatti, è quello di mantenere inalterata una determinata composizione del capitale azionario, evitando che gli azionisti escano dalla società o che estranei vi entrino o che si tenti una scalata all’interno della società. 

Tra le previsioni più utilizzate troviamo: 

  • L’obbligo di offrire preventivamente la partecipazione agli altri soci; 
  • Il divieto di cessione a determinati soggetti; 
  • L’obbligo di ottenere il consenso degli altri contraenti prima della vendita; 
  • L’impegno a non trasferire le partecipazioni per un periodo prestabilito; 

Queste clausole sono particolarmente importanti nelle società in cui l’identità dei soci e la stabilità della compagine sociale rappresentano elementi essenziali per il successo dell’attività imprenditoriale.

Patti relativi all’esercizio di un’influenza dominante 

Si tratta di patti attraverso i quali più soci si accordano per esercitare congiuntamente un potere determinante sulle scelte societarie. 

Questi accordi assumono particolare rilevanza quando nessun socio, individualmente considerato, dispone di una partecipazione sufficiente a esercitare il controllo, ma più soci possono raggiungere tale risultato attraverso un coordinamento stabile.

3. Quanto durano i patti parasociali? 

L’art. 2341-bis c.c. stabilisce che i patti parasociali non possono avere una durata superiore a cinque anni. Conseguentemente, se le parti stabiliscono una durata maggiore, il patto si considera comunque stipulato per cinque anni. 

In ogni caso, una volta cessati per scadenza del termine, possono comunque essere rinnovati dai soci. 

Se il patto è stipulato a tempo determinato, la scadenza coincide con il giorno dell’assemblea che approva il bilancio. Se, invece, è stipulato a tempo indeterminato, al socio spetta sempre il diritto di recesso esercitabile con un preavviso di 180 giorni. 

Per le società con azioni quotate in borsa, gli artt. 122 e 123 del Testo Unico della Finanza (TUF) prevedono una disciplina specifica: in questo caso, i patti parasociali non possono avere durata superiore a tre anni, mentre quelli a tempo indeterminato possono essere sciolti mediante recesso con un preavviso di sei mesi. 

4. I patti parasociali devono essere registrati o pubblicati? 

In linea generale, per le società che non rientrano nelle categorie soggette a specifici obblighi di pubblicità, i patti parasociali non devono essere depositati presso il Registro delle Imprese e non sono soggetti a un obbligo generale di pubblicazione. 

La situazione cambia, tuttavia, per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e quelle con azioni negoziate in sistemi multilaterali di negoziazione. In questi casi, i patti parasociali devono essere comunicati alla società e dichiarati in apertura di ogni assemblea, riportati nel verbale assembleare, che deve essere successivamente depositato presso il Registro delle Imprese. 

La violazione di questi obblighi comporta conseguenze importanti: i soci interessati non possono esercitare il diritto di voto e le deliberazioni assembleari adottate con il loro voto determinante possono essere impugnate ai sensi dell’art. 2377 c.c. 

Per le società con azioni quotate trova inoltre applicazione la disciplina speciale dell’articolo 122 TUF, che prevede specifici obblighi di comunicazione alla CONSOB, pubblicazione e deposito presso il Registro delle Imprese, secondo le modalità e i termini previsti dalla normativa applicabile. 

In questo caso, l’inosservanza degli obblighi di pubblicità può determinare la nullità del patto parasociale. 

5. Cosa succede se un socio viola un patto parasociale? 

Il patto parasociale produce, in linea generale, effetti contrattuali unicamente tra i soggetti che lo hanno sottoscritto. Tuttavia, è possibile che chi aderisca a un patto parasociale non adempia agli obblighi nascenti da esso. 

È importante, infatti, sottolineare che la violazione di un patto parasociale non determina automaticamente l’invalidità delle deliberazioni assembleari adottate in contrasto con l’accordo.  

Di conseguenza, se un socio assume un comportamento contrario agli obblighi concordati, gli altri contraenti possono agire per ottenere la tutela dei propri diritti. 

Le conseguenze dell’inadempimento sono di regola indicate nel patto stesso e possono, ad esempio, prevedere: 

  • Risarcimento del danno provocato agli altri contraenti; 
  • Pagamento della clausola penale, secondo la disciplina dell’art. 1382 c.c.; 
  • Rimedi cautelari e provvedimenti urgenti a tutela della propria posizione; 
  • L’esclusione dal patto stesso. 

6. Come si redige correttamente un patto parasociale? 

La redazione di un patto parasociale richiede un’attenta valutazione delle caratteristiche della società, degli interessi dei soci e degli obiettivi che si intendono perseguire. 

Non esiste infatti un modello valido per tutte le situazioni ma ogni accordo deve essere costruito su misura. 

In linea generale, un patto parasociale ben strutturato deve disciplinare: 

  1. I soggetti contraenti, ovvero identificare i soci e le eventuali altre parti coinvolte; 
  1. L’oggetto, ovvero individuare in maniera precisa gli obblighi assunti da ciascun partecipante; 
  1. Le modalità di esercizio del voto, le procedure di consultazione e le maggioranze di voto; 
  1. Il trasferimento delle partecipazioni, eventuali limiti alla cessione, diritti di prelazione e condizioni di uscita; 
  1. La durata; 
  1. Eventuali penali e strumenti di tutela in caso di inadempimento da parte di un socio; 
  1. Le modalità di recesso e rinnovo, condizioni ed effetti dello scioglimento. 

7. Quando e perché rivolgersi a un avvocato per la stipula di un patto parasociale 

I patti parasociali possono rappresentare uno strumento estremamente efficace per tutelare i soci e prevenire controversie societarie, ma la loro efficacia dipende dalla qualità della redazione contrattuale. 

Un accordo generico, incompleto o non adeguatamente coordinato con lo statuto può infatti generare nuovi conflitti anziché prevenirli. 

L’assistenza di un avvocato esperto in diritto societario consente di individuare le soluzioni più adatte alla specifica realtà aziendale, verificare la compatibilità delle clausole con la normativa vigente e predisporre un accordo che tuteli concretamente gli interessi dei contraenti.

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